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Il dito nella piaga.
Canada, si sveglia dopo l’ictus e parla un dialetto che non conosce
TORONTO - Due anni fa Rosemary Dore, 52 anni, canadese di Windsor ha avuto un ictus. Al risveglio la sorpresa: riesce perfettamente a parlare - ed in parte a muoversi - ma con un accento e con espressioni che non ha mai conosciuto.
La donna, canadese di Windsor, sud dell’Ontario, non è mai stata nella provincia canadese di Terranova. Eppure ora riesce ad esprimersi solo con quell’accento, quello della costa Atlantica, dove nè lei, nè nessun membro della sua famiglia, sono mai stati. Il caso di Rosemary Dore è stato segnalato dal Canadian Journal of Neurological Sciences.
Invece di dire “that” e “this” Rose riesce a pronunciare “dat” e “diss”, e invece di “dog” (cane) dice “doog”. Secondo i medici, il caso di Rose sarebbe il primo in Canada. In tutto il mondo rarissimi i casi di persone che hanno sofferto di questa particolare sindrome neurologica, detta “dell’accento straniero”.
In un’intervista , Dore, che ora vive a Windsor, Ontario, ha detto che si sente fortunata, indipendentemente dal suo nuovo accento.
Ci sono 50.000 ictus in Canada ogni anno, ma il caso di Dore è il primo con la “sindrome dell’accento straniero”. Ci sono solo 20 altri noti casi confermati di in tutto il mondo,come quello di una donna nel Regno
Unitoche si è risvegliata con un accento giamaicano.
Per ora non si sa se Dore parlerà per sempre con l’accento di Terranova. “Il tempo lo dirà ”, ha detto il medico, Alexandre Sevigny. “A volte si perde attraverso la riabilitazione, e altre volte no.”
Tratto da: www.republica.it
Tags: ictus, riabilitazione
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AFRICA, DOVE LE ERBE SONO L’UNICO FARMACO…
Tags: africa, erbe, farmaci
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Grande caldo, piccoli trucchi e consigli

Arriva finalmente l’estate e scoppia l’allarme caldo. L’Unione Nazionale Consumatori, come ogni anno, ha stilato un elenco di consigli utili per convivere col grande caldo, soprattutto nelle grandi città .
Si parte dall’ abbigliamento, che deve essere leggero e puntare su capi in cotone, lino e canapa. Se si hanno climatizzatori la temperatura dell’ambiente va regolata con una differenza di non più di 6/7 gradi rispetto all’esterno, se si usano invece i classici ventilatori per far circolare l’aria, non rivolgerli direttamente sul corpo.
Evitare possibilmente passeggiate durante le ore più calde della giornata, e se si avverte un senso di debolezza e vertigini è utile sdraiarsi con i piedi sollevati. Un altro buon consiglio è quello di fare bagni o docce con acqua tiepida per abbassare la temperatura corporea.
Riguardo l’alimentazione l’Unione Nazionale Consumatori consiglia quattro o cinque pasti giornalieri di piccola quantità : insalatone miste, moderatamente condite, che forniscono importanti principi nutritivi, ma vanno bene anche pane, pasta, riso, formaggi freschi e frutta a volontà come pesche e albicocche, che aiutano a rilassare l’organismo.
Al bando invece gli alimenti conditi con molto sale e pepe, come pure gli alimenti in scatola e le patatine in sacchetto. E poi bisogna ricordarsi di bere molto, 10-15 bicchieri di acqua al giorno anche se non si ha sete, oltre a spremute e succhi di frutta. E’ preferibile evitare le bevande alcoliche ed attenzione anche al caffè che non aiuta il riposo notturno.
Tratto da: www.agoramagazine.it
Tags: consigli utili, grande caldo, sole
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Italiani scoprono interruttore molecolare, per metastasi tumorali e Hiv
Ricercatori italiani hanno scoperto un’interruttore molecolare che in futuro potrebbe essere sfruttato per ostacolare le metastasi tumorali e impedire al virus Hiv di infettare i linfociti T, cioè i particolari globuli bianchi che, venendo distrutti dal virus, provocano la perdita della capacità di difendersi da infezioni e tumori. Gli studiosi che hanno conseguito questo risultato fanno parte del del dipartimento di ematologia, oncologia e medicina molecolare dell’Istituto superiore di sanitá (Iss), di Roma, , coordinato da Cesare Peschle. La loro ricerca, pubblicata su Nature Cell Biology, .ha dimostrato per la prima volta che il miR-146a, un piccolo frammento di Rna con funzioni regolatorie, è in grado di sopprimere la produzione del recettore CXCR4, fondamentale nella produzione delle piastrine, ma anche per il meccanismo di formazione delle metastasi nei tumori solidi e nella patogenesi del virus dell’Aids.
RICADUTE PRATICHE - All’Iss si sottolinea che la scoperta «potrá avere ricadute terapeutiche importantissime sia per lo stimolo della produzione di piastrine, sia soprattutto per l’inibizione della diffusione dei tumori e per bloccare l’ingresso dell’Hiv nelle cellule». «Si tratta di uno studio che apre ampie prospettive terapeutiche - spiega Peschle - infatti abbiamo osservato che nel processo di produzione delle piastrine (megacariocitopoiesi), un decremento del miR-146a determina un aumento del recettore CXCR4, che stimola la stessa megacariocitopoiesi. A livello terapeutico quindi, uno stimolo della produzione di piastrine può venire indotto dalla inibizione del miR-146a mediante la somministrazione di uno specifico inibitore, l’antagomir». Secondo il ricercatore, modulando il miR-146a si potrebbero abbassare al minimo i livelli di CXCR4, «in modo da ostacolare le metastasi dei tumori solidi e sbarrare le porte al virus Hiv». Una prospettiva insperata che, ha dichiarato Peshcle all’agenzia di stampa Adnkronos, «potrebbe portare ad avere microRna “maneggevoli”» che, modificati chimicamente per renderli non degradabili e legati a molecole di colesterolo, entrino facilmente nelle cellule. Per di più con effetti tossici trascurabili».
ITALIA ALL’AVANGUARDIA - «Gli studi sui microRna, che esercitano la funzione di ‘interruttori molecolarì nei circuiti alla base delle funzioni cellulari normali e patologiche, potranno davvero rivoluzionare il modo di sviluppare le future terapie per i tumori», spiega il presidente dell’Iss Enrico Garaci. «Il nostro Istituto - aggiunge - ha avuto il merito di iniziare queste ricerche quando ancora nella comunitá scientifica c’erano molte perplessitá sulla possibilitá reale di una terapia molecolare mirata, mediante microRna. Studi come questo dimostrano che si tratta invece di una frontiera estremamente interessante da esplorare ancora, soprattutto per la scarsa tossicitá delle terapie che ne potranno derivare». L’impegno dell’Iss dunque proseguirá su questo fronte di ricerche. «Alcuni indagini preliminari ci inducono a utilizzare il miR-146a - anticipa Peschle - per sopprimere il recettore CXCR4 per inibire la metastatizzazione dei tumori maligni e l’infezione dei T linfociti da parte del virus dell’Aids. Sará questo l’oggetto degli studi successivi, per dimostrare in vitro e in vivo come la somministrazione di questo microRna, e le molecole che ne derivano, siano effettivamente una risorsa terapeutica preziosa per il loro elevato grado di maneggevolezza e la scarsa tossicitá».
Tratto da: www.corriere.it
Tags: hiv, metastasi, ricercatori italiani
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Una trentenne di Merano in coma in seguito a una infezione

Si era fatta applicare un piccolo piercing a un sopracciglio: ora una trentenne di Merano è in fin di vita per aver sottovalutato un’infezione causata dal piccolo anello che le trafiggeva la pelle. La donna, in un primo momento, avrebbe trascurato i sintomi, ovvero un rossore della pelle nella zona del piercing. Ben presto i batteri hanno causato seri problemi di salute portando prima a una grave forma di setticemia e dopo a una coagulopatia che ha colpito cuore e cervello. Quando si è rivolta ai sanitari, le sue condizioni erano ormai gravissime. La donna è così finita in coma.
Dall’ospedale di Merano la paziente è stata trasferita in elicottero a Verona, dove i medici l’hanno però giudicata non operabile. I parenti, disperati, hanno così provveduto al suo ricovero in una clinica specializzata di Monaco di Baviera, dove i sanitari tentano di salvarle la vita.
“Un piercing appena applicato - spiega la piercer di Bolzano, Elke Oberstolz - è una ferita che va trattata proprio come una escoriazione da caduta in bicicletta”. Oberstolz, da dieci anni titolare dello studio di tatuaggi e piercing Exodus nel centro storico della città , non accetta critiche alla sua categoria. “In Alto Adige - dice - per poter richiedere la licenza da piercer è obbligatorio un corso di 30 ore”.
La Provincia autonoma di Bolzano è stata una delle prime in Italia a dichiarare la guerra ai piercing “selvaggi” effettuati in un retrobottega o in un camper davanti allo stadio prima di un concerto rock. Nel 1999 la giunta provinciale aveva emanato un regolamento che prevede norme precise per gli operatori.
“Il problema - aggiunge l’esperta - è che molti ragazzi si fanno fare il piercing da amici oppure da gente inesperta. Questo è molto rischioso”. Oberstolz punta il dito anche contro i gioiellieri: “Noi piercer professionisti per legge dobbiamo osservare severissime norme igieniche, mentre ci sarebbero gioiellieri che fanno il buco per l’orecchino oppure per il brillantino sul naso senza aver frequentato un corso e in più non sono tenuti ai controlli dell’ufficio igiene”.
Più di un quarto delle persone che si fanno un piercing soffre di complicazioni, e l’1% dei giovani tra i 16 ed i 24 anni che si fanno bucare la pelle in punti diversi dai lobi delle orecchie finisce in ospedale. Il dato deriva da un recente studio della London School of Hygiene and Tropical Medicine, su un campione di 10.503 persone dai 16 anni in su, 1.049 delle quali avevano piercing.
Donne e giovani sono le categorie più propense a farsi fare un piercing. I punti più comuni sono l’ombelico (33%), il naso (19%) e le orecchie (13%), seguiti da lingua e capezzolo (entrambi al 9%), sopracciglio (8%), labbra (4%) e parti intime (2%). Tra i disturbi più comuni che i piercing possono provocare, vi sono gonfiori, perdita di sangue e infezioni. A richiedere più attenzione sono in particolare il piercing alla lingua (50%), alle parti intime (45%) e ai capezzoli (38%). Gli esperti invitano alla cautela anche per il rischio di trasmissione di virus come l’hiv o l’epatite.
Tratto da: www.repubblica.it
Tags: epatite, infezioni, piercing, virus hiv
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Lesioni spinali, 1500 nuovi casi all’anno

E’ nata a Verona, ma ora a Roma ha il suo centro nazionale. La fondazione Stand (Spinal Trauma And Disease) è stata istituita presso l’Ircss Fondazione Santa Lucia e avrà lo scopo di rendere disponibile in modo più rapido e accessibile, ai pazienti con lesioni midollari, i risultati delle ricerche in ambito scientifico e clinico.
In Italia sono circa 1.500 i nuovi casi all’anno di lesioni spinali acute, principalmente dovute ad incidenti stradali. Più colpiti i giovani sotto i 40 anni. Stand è nata a Verona nell’aprile scorso, grazie all’impegno di alcuni medici specializzati e con il supporto di un gruppo imprenditoriale. La nuova organizzazione no profit mira a riunire in una sola struttura le esperienze dei principali centri di eccellenza nel campo delle mielolesioni e, nello stesso tempo punta a inserire il nostro Paese nella rete internazionale dedicata alla ricerca in questo settore.
Alla presentazione sono intervenuti il direttore generale della Fondazione Santa Lucia, Luigi Amadio, e i fondatori di Stand: Giuseppe Godi (presidente; imprenditore), Marsilio Saccavini (vicepresidente; Unità Operativa Medicina Riabilitativa-Dipartimento Geriatrico Riabilitativo dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Parma), Marco Molinari (responsabile Laboratorio di Neuroriabilitazione Sperimentale- Unità Operativa A Sezione Mielolesi della Fondazione Santa Lucia di Roma), Andrea Nistri (Settore di Neurobiologia della SISSA-Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste).
Del comitato scientifico fanno parte John Di Tunno (direttore del Jefferson Medical College-Regional Spinal Cord Injury Center of the Delaware Valley - Philadelphia-USA), Reggie Edgerton (University of Californa Los Angeles-USA), John Steeves (University of British Columbia-Vancouner-Canada), Piergiorgio Strata (Università di Torino) e Alberto Oliverio (Università La Sapienza di Roma).
Tratto da: www.il messagero.it
Tags: lesioni spinali, ricerca
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