
A quasi quattro anni dal varo della legge antifumo promossa dall’allora ministro della Salute Girolamo Sirchia divieti non rispettati, locali dove si mangia e si fuma insieme (vietato), treni dove gli spazi tra un vagone e l’altro sono diventati veri “locali per fumatori” (vietatissimo), e un generale calo dell’attenzione dopo l’entusiasmo iniziale per un divieto a parole approvato da tutti ma nei fatti scavalcato appena si può.
A lanciare l’allarme è lo stesso Sirchia: «Sui treni si fuma – denuncia – ma soprattutto nei locali, nei ristoranti e nelle discoteche. Anzi, in quasi tutte le discoteche i divieti ormai stanno solo sulla carta. Pochi gestori impongono nel proprio locale di non fumare, i più chiudono un occhio per quieto vivere o per convenienza». Il problema, attacca Sirchia, «è la totale assenza delle istituzioni, che dovrebbero controllare e che non lo fanno». I casi sono molteplici: «Mi ha scritto un giovane – racconta l’ex ministro – dicendomi che siccome fumavano nel suo ufficio si è rivolto ai c
arabinieri, e gli hanno risposto che non è compito loro intervenire.
Neanche chi è chiamato a farle rispettare conosce le leggi. Se si continua così arriveremo fatalmente al punto da cui siamo partiti, prima della mia legge». Sotto la sua gestione, ricorda Sirchia, «facevamo un certo numero di ispezioni periodiche con i Nas, di cui davamo conto pubblicamente. La mia legge prevedeva anche il sostegno ai fumatori per smettere». Mercoledì scorso il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio ha annunciato alcune iniziative per “misure più aggressive contro il fumo”, a partire dall’ormai “classica” idea di alzare il prezzo delle sigarette, fino a 5 euro. «Certo sarebbe un intervento efficace – commenta Sirchia – ma si dice da anni». E che il fumo non sia al centro delle preoccupazioni degli italiani, lo conferma una recente indagine del Censis, secondo cui la gente è preoccupata per l’ambiente e l’inquinamento, ma c’è un drastico crollo dell’attenzione verso gli effetti nocivi delle sigarette, con un 21% in meno di persone rispetto a dieci anni fa che considera il fumo come un elemento rilevante per il benessere fisico. I numeri parlano chiaro: dopo il salutare shock della legge Sirchia, nel 2005 si registrò un secco -6% nella vendita di sigarette. Già l’anno dopo, si assistette a un aumento dell’un per cento. In sostanza, il numero di bionde vendute ha smesso quasi subito di calare, e si è stabilizzato a dispetto degli appelli di grandi oncologi come Veronesi. Uno zoccolo duro di 17 milioni di fumatori, che continuano a perseverare nel loro vizio esponendo i propri e gli altrui polmoni a rischi gravissimi.
Tanto che, pur calando la mortalità grazie soprattutto a interventi più precoci, anche le statistiche sul tumore al polmone restano inchiodate alla terribile cifra di 250.000 casi ogni anno, con 35.000 morti. «Le idee ci sono: a Milano – racconta l’ex ministro, premiato recentemente dall’Unione Europea proprio per il suo impegno antifumo – con il Comune stiamo pensando a una campagna che crei dei personaggi positivi, dei modelli con cui i giovani si identifichino lanciando dei mini spot al cinema che veicolino il messaggio che vogliamo dare. La bella ragazza non fuma più perché non intende macchiarsi i denti, il giovane manager non ci pensa proprio a rischiare il suo futuro brillante; l’ex fumatore ha smesso perché teme di perdere quel che si è costruito».
Tratto da: www.iltempo.ilsole24ore.com
Tags: fumo, legge sirchia, prevenzione tumoriPost correlati













