
FORLàŒ, 13 MARZO 2008 -ENTRERà€ in funzione fra poco più di un mese la prima scatola nera attiva in una sala operatoria italiana: quella dell´unità operativa di Otorinolaringoiatria dell´ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlà¬. A inventare il dispositivo, basato su un sistema di videoregistrazione sincronizzata dell´intervento e dei parametri vitali del paziente gestiti dall´anestesista (pressione arteriosa, ritmo cardiaco, ossigeno nel sangue e altri) è stato un chirurgo otorino con la passione per il volo: Claudio Vicini, 55 anni, direttore del dipartimento di Chirurgia specialistica dell´ospedale romagnolo. Mentre parenti e ammalati sfogano quasi quotidianamente sui giornali e negli studi legali la loro rabbia per veri o presunti errori medici subiti e i camici bianchi si rifugiano, dichiarandolo apertamente, in una prassi difensiva, la scatola nera promette di dire tutta la verità . Di fare cioè in sala operatoria quello per cui è stata creata e si rivela preziosa la sua ‘gemella´ presente sugli aerei.
FINORA in quasi tutti gli ospedali italiani gli interventi chirurgici sono stati filmati, ma le immagini delle varie fasi non sono mai state registrate in sincrono con i dati che l´anestesista gestisce sul suo strumento, il poligrafo. Questa è la novità : un filmato completo, in cui può essere controllato e valutato ciò che ha fatto il chirurgo e ciò che intanto è accaduto nel corpo del paziente. La scatola nera in sala operatoria, dicono gli esperti, servirà a ridurre gli sbagli del bisturi ma sarà utile anche in fase di insegnamento, nel formare chirurghi e anestesisti. «In medicina vale ciò che io chiamo ‘la legge del volo´ — spiega Claudio Vicini —. Come la scatola nera di un aereo rivela, quando c´è stato un guaio più o meno grave, che cosa e perché non ha funzionato, cosଠse un intervento presenta un problema, posso ricontrollare tutto. Comparare la fase di un sanguinamento, per esempio, con i parametri vitali del paziente in quel momento. Allora saprò se è stato il mio bisturi che ha tagliato un vaso o se invece è stata una puntata di pressione a provocare il danno. Cosଠsi evitano altri errori e rischi».
Come le è venuta l´idea della scatola nera in sala operatoria?
«Era tanto che ci pensavo. Mi capita spesso di fare lezione all´Università , a Pavia, e anche la didattica sottolinea la necessità di capire cosa è successo se qualcosa va storto. Per hobby, nei fine settimana volo. Sono pilota. Ecco come è scattata l´idea che ho messo in pratica con l´aiuto del mio collega anestesista, Giorgio Gambale. Poi sono arrivati i finanziamenti della Fondazione Cassa di Risparmio di Forlà¬Â».
Stava volando o stava operando, quando s´è accesa la lampadina?
«Stavo operando».
Quanto renderà più sicuri gli interventi un filmato corredato dai parametri vitali del malato?
«Molto, anche se la gente deve capire che c´è sempre un margine di errore insopprimibile: quello legato all´essere umano, al chirurgo. E´ un margine che macchia anche la tecnologia più sofisticata con il peccato originale dell´imperfezione, ma ripercorrere passo passo gli interventi ridurrà di molto quell´imperfezione. E spiegherà che cosa veramente è avvenuto».
Come gestirete il file da rivedere, semmai, alla ‘moviola´?
«I file, ma solo quelli di operazioni più complicate, verranno conservati su un server dell´Azienda Usl; poi si farà la raccolta dei dati in un archivio informatico, un database. La privacy dei professionisti, degli infermieri e dei pazienti è più che salvaguardata: usiamo solo telecamere ambientali. Finalizzate a valutare la correttezza di ciò che i chirurghi fanno. Certo, si avvia anche una procedura che rende necessarie decisioni sia di politica economica sia di politica sanitaria».
L´ospedale di Forlଠè un prototipo tutto incardinato sull´informatica. I successi dell´aeronautica in fatto di sicurezza hanno ispirato altri macchinari?
«Direi di sà¬. Per esempio, come su un velivolo, in sala operatoria abbiamo una modalità di lavoro che consente di controllare e predisporre tutte le apparecchiature. Abbiamo raccolto tutti i comandi in un solo punto, che può essere fuori o anche dentro il campo sterile. Premendo un tasto metto in funzione un touch screen e faccio il controllo veloce, contemporaneo, degli strumenti. In un solo monitor. Se devo operare una persona, toccando un comando la sala operatoria, dalla lampada chirurgica a tutti quanti gli apparecchi, assume l´assetto idoneo».
Lei opera usando anche un neuronavigatore che mima il meccanismo dei navigatori installati sulle auto, vero?
«Sà¬. E´ uno strumento computerizzato che mi dice esattamente dov´è il mio bisturi, cosଠcome il Gps dice al pilota di un veicolo in che punto si trova rispetto alla sua meta».
di Renata Ortolani (tratto da: www.quotidiano.net)














Mi sembra un’ottima idea!