Ogni anno dagli ospedali italiani vengono dimessi circa mezzo milione di pazienti con piaghe da decubito. Queste lesioni rappresentano una delle piu’ importanti e temibili complicazioni che possono manifestarsi in occasione di un ricovero perche’ circa la meta’ compare gia’ entro la prima settimana di degenza e i pazienti piu’ a rischio sono quelli ricoverati nei reparti di terapia intensiva, ortopedia, medicina, chirurgia generale e riabilitazione.
Molto importanti sono dunque le misure di prevenzione che possono essere adottate immediatamente dopo l’arrivo del paziente in reparto e che hanno lo scopo di ridurre al minimo questo rischio. Le “Linee guida per la prevenzione e trattamento delle lesioni da decubito” redatte a cura dell’Agency for Health Care Policy and Research identificano quattro principali obiettivi di prevenzione:
Individuazione dei pazienti a rischio (per i quali e’ indicato un trattamento preventivo) e dei fattori che li espongono a tale rischio
Adozione di misure per mantenere e migliorare la tolleranza del tessuto alla pressione
Protezione dagli effetti negativi provocati da forze meccaniche esterne (pressione, frizione, stiramento)
Realizzazione di programmi educativi. Recentemente le piaghe da decubito sono diventate materia d’esame alla facolta’ di medicina: a Torino dove e’ stato introdotto l’insegnamento della vulnologia per gli studenti del sesto anno. Il corso sulla cura delle ferite si occupa anche di ulcere venose da stasi e di quelle diabetiche. Ma quali sono i consigli pratici per affrontare in maniera corretta le lesioni da decubito?
La guarigione e’ facilitata se l’ulcera e’ adeguatamente ripulita da tessuti morti, detriti e secrezioni. La pulizia puo’ essere fatta con un risciacquo o una irrigazione, mentre i detriti possono essere allontanati con un abbondante risciacquo. La rimozione dei tessuti morti viene realizzata con una pulizia chirurgica della lesione o ricorrendo a particolari medicazioni a base di enzimi.
Una volta effettuata la pulizia la lesione deve essere medicata mantenendo una adeguata umidita’ della ferita, e’ necessario ridurre i carichi che si esercitano sul tessuto. Si tratta di evitare di tenere il paziente appoggiato sulla lesione, di ricorrere ad ausili che permettono di mantenere la lesione sollevata dal piano d’appoggio, di evitare il contatto fra prominenze ossee come le caviglie o le ginocchia.
Altro elemento fondamentale e’ rappresentato dalle condizioni nutrizionali. Se l’apporto dietetico e’ inadeguato si puo’ ricorrere a supporti nutrizionali come il sondino nasogastrico, per far si’ che il soggetto riceva almeno 30 – 35 kcalorie/Kg/die e 1,25 – 1,5 grammi di proteine /Kg/die, oltre a una idratazione minima di 1,5 litri. Se e’ presente uno stato di carenza vitaminica e di oligoelementi e’ necessario fornire le adeguate integrazioni. Questi inoltre i suggerimenti che il medico deve dare a chi assiste un malato e che potranno rivelarsi molto utili:
Raccomandare di ispezionare la pelle almeno una volta al giorno
Pulire la cute appena si sporca e comunque con regolarita’ con acqua non troppo calda, utilizzando detergenti delicati
Evitare la disidratazione della pelle (ambiente troppo secco) e, nel caso sia necessario, applicare prodotti idratanti
Evitare anche l’esposizione della pelle all’umidita’ provocata da incontinenza, sudorazione, secrezioni dalle ferite: suggerire rimedi per ridurre le conseguenze di un’incontinenza urinaria (pannoloni, catetere)
Non frizionare o massaggiare la cute in corrispondenza delle prominenze ossee
Limitare i danni da frizione spiegando come muovere il malato in maniera corretta. Se necessario suggerire il ricorso a pellicole o medicazioni protettive
Correggere i fattori che compromettono la nutrizione e, se necessario, proporre l’integrazione con supporti nutrizionali e se cio’ non e’ sufficiente, il ricorso all’alimentazione enterale o parenterale.
Mettere in atto tutti i mezzi per migliorare, ove possibile, lo stato di attivita’ del paziente e suggerire di cambiare posizione al malato ogni due ore
Proporre l’uso di supporti per proteggere le prominenze ossee e per evitare la pressione sui calcagni e non sollevare troppo la testata del letto (compatibilmente con le indicazioni cliniche). Il problema delle ulcere e’ grave perche’ si accompagna a conseguenze in termini di sofferenza per il malato e di costi per la collettivita’. Studi epidemiologici di incidenza delle piaghe riportano valori compresi fra il quattro e il nove per cento nei pazienti ricoverati indipendentemente dall’eta’. E queste cifre salgono al 10-25% quando si analizzano solo i soggetti anziani. Si calcola che per l’assistenza ospedaliera le spese raddoppino rispetto a quelli di una normale degenza. Altrettanto allarmanti sono i dati relativi ai pazienti assistiti al loro domicilio. Una rilevazione effettuata nel 1998 in 23 ASL su un campione di 2665 pazienti ha permesso di dimostrare la presenza di lesioni da decubito in un quarto degli assistiti.
Tratto da: www.lapelle.it
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