Terapia infusionale a domicilio.

Venerdì, Maggio 11, 2007 18:49
Posted in category Generale

La terapia endovenosa a domicilio provoca apprensione in molti pazienti, quindi prima di iniziarla è utile informare il
paziente stesso e i suoi familiari  su quanto succede prima, durante e dopo la procedura. Va spiegato che endovenoso significa
all’interno della vena, sarà  quindi  posizionato un catetere di materiale plastico o un ago all’interno di un vaso venoso
centrale o periferico attraverso il quale saranno introdotti liquidi contenenti elementi nutritivi o farmaci.

I dispositivi  che si utilizzano per infondere liquidi ne vasi periferici sono:
-    Ago a farfalla in metallo
-    Ago-cannula o Angioseth in materiale plastico
La loro scelta dipende dalla durata, portata dell’infusione e dalla reperibilità  venosa.

Per l’infusione in un vaso centrale vengono utilizzati i Cateteri Venosi Centrali (C.V.C.).
Il C.V.C. è un lungo tubicino vuoto all’interno, costruito in silicone morbido. Viene posizionato dal medico chirurgo o
anestesista al di sotto della cute, all’altezza del torace in una larga vena che conduce direttamente al cuore. La pulizia del
punto di inserzione e  la sostituzione della medicazione dovrebbero avvenire con una frequenza regolare che dipenderà  dal tipo
di medicazione usata, dalle condizioni di salute e della pelle del paziente e può variare da una volta al giorno a tre volte a
settimana.
Ai seguenti dispositivi di infusione (ago-cannula, Angioset,C.V.C.) viene avvitato un GOMMINO/TAPPO PERFORABILE/OTTURATORE che
permette la chiusura del circuito stesso e offre la possibilità  di poter applicare più volte la terapia infusionale senza dover
pungere la vena. Questo dispositivo viene sostituito a discrezione dell’infermiere.

Il materiale utilizzato per la fleboclisi è il seguente:
-    Asta o piantana corredata di cestello
-    Flacone che è un recipiente in vetro o in plastica contenente la soluzione (il liquido) da somministrare
-    Deflussore ossia un lungo tubicino che permette il passaggio della soluzione dal flacone alla vena del malato
-
Il deflussore, è a sua volta composto di tre parti:
Camera di gocciolamento che si trova nella parte alta (subito dopo il flacone) e permette di vedere il liquido che scende a gocce
Morsetto che è un dispositivo (di solito con una rotellina) che serve ad aprire o a chiudere il passaggio del liquido contenuto nel flacone
Regolatore di flusso è un dispositivo che serve a regolare la velocità  del liquido che deve essere somministrata in un
certo periodo di tempo.
Nella parte terminale del deflussore di solito viene avvitato un ago, utilizzato per forare il gommino/otturatore.

PROCEDURE

SOSTITUZIONE DEL FLACONE FINITO CON UN ALTRO NUOVO

Quando il liquido contenuto nel flacone è quasi terminato (cioè ne rimangono solo più pochi millimetri all’interno):
1.    Lavarsi accuratamente le mani
2.    Interrompere il flusso del liquido chiudendo il morsetto a rotellina del deflussore
3.    Prendere il nuovo flacone da infondere
4.    Rimuovere la linguetta di protezione sul tappo del flacone (se questa non è ancora stata rimossa per aggiunta di
farmaci)
5.    Disinfettare il gommino del tappo con un batuffolo imbevuto di disinfettante e rimuovere il deflussore della flebo terminata
6.    Applicare il deflussore nel tappo della nuova flebo
7.    Riaprire il morsetto
8.    Se necessario variare la velocità  di flusso agendo sulla rotellina del regolatore di flusso, posizionandola sulla
seguente velocità : …………ml/ora della scala bianca o blu.

E’ FINITA L’ULTIMA FLEBO DEL GIORNO

1.    Togliere l’ago del deflussore dall’otturatore posto sull’ago-cannula
2.    Disinfettare il gommino dell’otturatore con un batuffolo imbevuto di disinfettante
3.    Inserire la siringa (contenente il liquido di lavaggio precendentemente preparato dagli infermieri) nel gommino

dell’otturatore
4.    Iniettare lentamente il liquido della siringa
5.    Rimuovere la siringa con l’ago
6.    Coprire l’ago-cannula e l’otturatore con un bendaggio.

COSA FARE SE….

COMPARSA DI GONFIORE E DI BRUCIORE nella zona in cui è inserito l’ago a farfalla o l’ago-cannula (di solito nel braccio).
Questa situazione sta ad indicare che il liquido che si sta somministrando è andato- fuori vena-, quindi:
1.    Rimuovere la flebo e l’ago-cannula o ago a farfalla dal braccio
2.    Tamponare con un batuffolo di cotone imbevuto di disinfettante
3.    Contattare il Servizio Infermieristico o il proprio Medico (Guardia Medica se succede di notte o nei festivi)

IL LIQUIDO DEL FLACONE NON SCENDE PIU’
Questa situazione si verifica quando non si vedono più scendere le gocce nella camera di gocciolamento, quindi procedere come

segue:
1.    Provare ad effettuare delle manovre di estensione o di rotazione del braccio del malato
2.    Se non vi è ripresa del flusso sospendere la somministrazione della flebo, rimuovere l’ago dall’otturatore e contattare il Servizio Infermieristico.

MEDICAZIONE DELL’AGO-CANNULA INIZIA AD ESSERE BAGNATA  SPORCA DI SANGUE
1.    Contattare il Servizio Infermieristico
2.    Sospendere la somministrazione della flebo
3.    Rimuovere l’ago del deflussore dall’otturatore

COMPARSA DI SANGUE NEL  DEFLUSSORE
Questa situazione può essere dovuta ad un ritorno di sangue conseguente a movimenti del malato (esempio nel caso in cui il

flacone si venga a trovare in una posizione più bassa del braccio dove è inserito l’ago).
1.    Se la flebo scende regolarmente non si deve fare nulla
2.    Se la flebo non scende più si deve sospendere la somministrazione, rimuovere l’ago del deflussore dall’otturatore e

contattare il Servizio Infermieristico.

PRESENZA DI ARIA NEL DEFLUSSORE
Se il liquido all’interno del deflussore è sceso completamente, ed è quindi entrata dell’aria non ci dobbiamo preoccupare

perché la flebo si ferma automaticamente e l’aria non può entrare nella vena (nel sangue).

SE NON CI SONO ALTRI FLACONI DA METTERE:
1.    Rimuovere l’ago dall’otturatore
2.    Effettuare il lavaggio con la soluzione preparata in siringa, se previsto
3.
SE CI SONO ALTRI FLACONI DA METTERE:
1.    Chiudere il morsetto
2.    Sostituire il flacone vuoto con quello che si deve mettere
3.    Far scendere un po’ di liquido nella camera di gocciolamento del deflussore (riempirla circa a metà ) premendo le pareti

del gocciolatoio
4.    Rimuovere l’ago del deflussore dall’otturatore
5.    Aprire il morsetto
6.    Far scendere il liquido nel deflussore fino a che non ci sia più aria nello stesso e chiudere il morsetto
7.    Collegare il deflussore forando con l’ago la parte in gomma dell’otturatore
8.    Riaprire il morsetto secondo la velocità  prestabilita.

ATTENZIONE:  Per qualsiasi inconveniente non tecnico, ma clinico (comparsa di malessere generale, prurito, difficoltà 
respiratorie, vescicole o pustole sulla pelle, ecc.) chiudere IMMEDIATAMENTE il morsetto del deflussore per arrestare la
somministrazione della fleboclisi e chiamare il Medico curante o il Servizio 118.

Tratto da: www.asl17.it

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20 Responses to “Terapia infusionale a domicilio.”

  1. carla says:

    Aprile 13th, 2008 at 12:46 pm

    complimenti per il tuo sito! traspare la tua dedizione per la professione!
    in riferimento all’articolo sulla terapia endovenosa ti pongo una domanda molto banale ma (per chi è inesperta come me) che mi ha sempre incuriosito: una volta inserito in vena l’ago a farfalla, si svita il cappuccio per attaccarlo al deflussore: ma cosଠfacendo, l’aria contenuta nel tubicino dell’ago non entra in vena? come fare? grazie!

  2. pibua says:

    Aprile 18th, 2008 at 10:13 am

    Ciao Carla, prima di tutto scusa se hai dovuto aspettare cosଠtanto per vedere moderato il tuo commento, ma Ivan è “sommerso” dal lavoro in questi giorni.
    Posso rispondere tranquillamente io alla tua domanda (sono infermiera anch’io, anche se momentaneamente non esercito)…

    Esistono due metodi: il primo, ed il più corretto consiste nell’inserire l’ago in vena, svitare il suo tappino, e collegarlo al deflussore, in questo caso, quando sviti il cappuccio refluisce il sangue lungo il tubicino, eliminando quindi l’aria presente. Bisogna fare molta attenzione a collegare il tubicino del butterfly al deflussore prima che il sangue fuoriesca.

    Il secondo metodo consiste nel collegare il butterfly al deflussore prima dell’inserimento in vena, avendo l’accortezza di far defluire il liquido contenuto nella flebo fino all’ago.

    Spero di essere stata chiara…

    Un saluto e a presto wink

  3. ivansantoro says:

    Aprile 19th, 2008 at 8:06 am

    Grazie Carla e scusa per l’attesa (grazie anche alla mia sorellona, che non le sfugge nulla!)…Comunque i due metodi chiaramente esposti da mia sorella sono i più corretti.
    Spero di sentirti presto…
    Grazie Ivan smile

  4. Fabio Russo says:

    Giugno 23rd, 2008 at 9:28 pm

    Ciao Ivan, mi presento, sono Fabio. Spero che vorrai darmi dei chiarimenti rispetto ad alcuni dubbi in merito alla feboclisi.

    1) Usando un ago butterfly si deve introdurlo del tutto in vena o basta assicurarsi che buona parte di esso sia entrato in vena?

    2) Il mio medico curante mi ha suggerito di evitare i vasi più grossi che si intravedono dal braccio privilegiando i più piccoli, non perchè la cosa particolarmente rischiosa ma solo perchè i vasi più grossi sono più duri e risento di più del trauma. Qual’è il tuo pensiero in merito?

    3) Se, per distrazione, si fa terminare del tutto la fleboclisi senza lasciare qualche ml di soluzione ne flacone, si corre il rischio di embolia per il paziente?

    Ti ringrazio in anticipo e mi accodo ai complimenti di Carla. Ciao! :-)

  5. ivansantoro says:

    Giugno 23rd, 2008 at 10:11 pm

    Caro Fabio,
    prima di tutto ti ringrazio, poi volevo rispondere ai tuoi quesiti:
    1.Quando introduci un ago a farfalla la maggior parte dell’ago deve essere in sito;
    2.le vene più grosse solitamente sono le più truffaldine in quanto se non gestite in maniera idonea possono rompersi e non permettere una corretta infusione, comunque bisogna gestire la situazione a seconda del caso che andiamo a trattare;
    3.in 20 anni di carriera non ho mai visto un caso di embolia per aver introdotto tutta la soluzione in vena, però è buona norma sostituire e/o terminare l’infusione pochi istanti prima che termini la soluzione.
    Grazie ancora e ti aspetto per altri quesiti
    cheerful

  6. Fabio Russo says:

    Giugno 23rd, 2008 at 10:22 pm

    Ivan, non mi aspettavo una risposta lampo! Ti ringrazio davvero e ne approffitto per una replica.

    Riguardo all’ago butterfly, credo di aver capito che un 1/2 o 2/3 dell’ago introdotto in vena sia sufficiente, giusto? Anche perchè, da quando ho visto sin ora, spesso le vene hanno percorsi tortuosi e seguirle per intero non sarebbe possibile.

    Riuguardo alle vene, evitare quelle troppo in rilievo e predilegere quelle visibili ma sottocute potrebbe essere una buona regola?

    Ciao e grazie ancora!

  7. ivansantoro says:

    Giugno 24th, 2008 at 7:54 am

    wink
    E’ sufficiente introdurre l’ago quasi nella sua totalità…Per quanto concerne la scelta della vena, dipende dai casi, comunque predilegere quelle visibili ma sottocute può essere un buon metro di scelta…
    A presto… smile

  8. Fabio Russo says:

    Giugno 24th, 2008 at 2:49 pm

    Ciao Ivan, questa mattina ho fatto la mia prima flebo!!! Cavia-paziente: mio padre (poverino…!). Devo dire che ci messo un pò di tempo ad inserire correttamente l’ago in vena. Ogni volta aspettavo di veder defluire un pò di sangue a ritroso dall’ago a farfalla, ma nulla! Forse perchè avevo già montato tutta la linea (deflussore e butterfly) in precedenza e ciò può fare un pò da blocco al reflusso del sangue anche se l’ago è correttamente in vena? Chiaramente per avere un riscontro mettevo la flebo o a fianco del paziente o, forse meglio ancora, sotto il livello del suo braccio.

    Altro motivo di questa mia difficoltà forse è il fatto che ho paura di trapassare la vena da parte a parte e allora (forse) inclino un pò troppo l’ago. Ho letto che l’inclinaziona giusta sarebbe da 30 a 45 gradi, non è eccessivo, io credo di essermi attenuto sui 15 gradi? Cosa mi consigli? Ciao.

  9. ivansantoro says:

    Giugno 24th, 2008 at 3:32 pm

    La prima volta può capitare di avere un pò di difficoltà…con l’esperienza acquisterai la giusta manualità…Comunque:
    1.metti laccio(non troppo stretto,devi “sentire”il polso radiale correttamente)circa a 4 cm dal gomito;
    2.individui la vena con i polpastrelli e disinfetti la zona con un disinfettante appropriato;
    3.inserisci l’ago con circa 30° di inclinazione;
    4.fai refluire una piccola quantità di sangue e raccordi il butterfly al deflussore(dapprima preparato con la soluzione da infondere);
    5.procedi con l’infusione…
    A presto
    wink

  10. Fabio Russo says:

    Giugno 24th, 2008 at 6:18 pm

    Scusami se ritorno su un punto che è già stato trattato da tua sorella in precedenza, ma anche io ho il terrore di procurare un embolia. Capisco che la tecnica milgiore sia quella di mettere prima l’ago (batterfly) in vena e poi collegarlo al deflussore per accertarsi del reflusso di sangue, ma così facendo non resta dell’aria all’interno del tubicino del butterfly, non è pericoloso? Ho letto in rete che in realtà piccole qantità d’aria in vena non provocano poi grandi danni, perchè se così fosse ci sarebbe un ecatombe di chi si inietta eroina, mi confermi ciò?

  11. ivansantoro says:

    Giugno 24th, 2008 at 7:36 pm

    wink
    tranquillo è la tecnica migliore, soprattutto quando poi devi infondere sostanze che possono indurre a confusione, tipo il ferro in vena, anche se ultime reazioni allergiche hanno un pò bloccato la somministrazione di questa sostanza…
    A presto
    smile

  12. Fabio Russo says:

    Giugno 25th, 2008 at 6:16 pm

    Oggi, seconda flebo effettuata! Devo dire che invece dei 5 tentativi di ieri per prendere la vena oggi ne ho fatti solo (si fa per dire…) 3. Comunque trovo difficoltà nel centrare i vasi più piccoli e mi sto focalizzando nell’incavo del gomito dove emergono vasi un pò più grandi. Spero di non fare danni…

    Per ora sto ancora montando tutta la linea (flacone, deflussore e butterfly) e poi procedo al la flebo.

    Consentimi di ritornare ancora un attimo sulla tecnica del momtaggio del butterfly a posteriori. Una volta che ho inserito l’ago in vena e noto il reflusso di sangue devo levare il tappino per far si che risalga lungo tutto il tubicino, o basta solo che mi accerti che il sangue ha un piccolo relfusso nella prima porzione di tubicino?
    Levando il tappino, credo che i sangue risalga di colpo, devo fare pressione con le dita (ad uso di pinza) lungo il tubo per evitare ciò? Come avrai capito è sempre il terrore dell’aria nel tubo che mi blocca…! Ciao.

  13. ivansantoro says:

    Giugno 25th, 2008 at 6:37 pm

    Devi prendere un pò di manualità,ma la seconda è la tecnica migliore…
    abbi fede e fiducia dei tuoi mezzi…
    ciao a presto
    wink

  14. Fabio Russo says:

    Giugno 25th, 2008 at 7:09 pm

    Ok Ivan, però volevo sapere se è necessario che il sangue risalga lungo tutto il tutbicino del butterfly o basta la sua presenza solo nella prima parte di esso per poi collegarlo al deflussore Ciao.

  15. pibua says:

    Giugno 25th, 2008 at 7:25 pm

    E’ sufficiente farlo risalire il più possibile, ovviamente evitando di farlo fuoriuscire…

    Scusa una domanda: ma non vi fanno fare un po’ di pratica sul campo?
    Ai miei tempi, dopo aver studiato la teoria andavamo nei reparti affiancati agli infermieri e dopo aver visto come si eseguivano le varie pratiche, ed ascoltato le spiegazioni mentre eseguivano il lavoro, provavamo sotto la loro supervisione. Certo qualche dubbio ai primi tempi veniva, ma tu mi sembri terrorizzato wassat …rilassati e vedrai che andrà tutto bene wink

  16. Fabio Russo says:

    Giugno 26th, 2008 at 7:17 pm

    Ehm…credo che ci sia stato un malinteso, non sto frequentando alcun corso come infermiere professionale. Il fatto è che in casa ho sempre fatto io le punture e ora mio padre ha bisogno di fare delle flebo. Il mio medico curante mi ha assicurato che con un pò di pratica (e dopo una sua prima dimostrazione) potevo farle io e così…! E’ inutile dire che non voglio rubare il mestiere a nessuno ma a volte le necessità della vita…Comunque dei consigli che sin ora mi hai dato. Ciao

  17. Fabio Russo says:

    Giugno 26th, 2008 at 7:18 pm

    Errata corrige: “…Grazie dei consigli che sin ora mi hai dato”.

  18. ivansantoro says:

    Giugno 30th, 2008 at 8:16 pm

    ok! wink

  19. Giovanna Giannino says:

    Settembre 15th, 2008 at 6:12 pm

    Ciao sono Giovanna. Non posso far altro che unirmi al coro di complimenti per il tuo sito. continua così ;-) ! Vengo al dunque, volevo sapere se in un paziente aziano e anemico e un pò debilitato non si hanno particolari controindicazioni a infondere contemporaneamente in soluzione fisiologica (sodio cloruro al 9% 500 ml) Ferlixit 1 fl 65 mg, Folina 1 fl 15 mg e vit. C 1000 mg.
    Il mio dubbio nasce dal fatto che sul bugiardino del Ferlixt ho letto che in infusione venosa non va miscelato ad altri preparati.

    Inoltre, tale paziente a valori di ferritina, transferrina e sideremia normali, mentre ha un valore basso di globuli rossi e emoglobina. Ha senso in questo caso infondergli del ferro? Grazie.

    Giovanna

  20. ivansantoro says:

    Settembre 15th, 2008 at 7:50 pm

    Grazie dei complimenti, perdonami se ti risponderò un pò vagamente, ma preferisco che la terapia sia compito del medico decidere o meno quella mirata o più adatta al caso.
    Certamente mi sembra corretto studiare nella sua totalità il caso in questione e farsi tutte le possibili domande per non escludere una soluzione piuttosto che un’altra.
    Ancora grazie ed a presto.

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