L´interesse sviluppato nell´effettuare tale lavoro di ricerca, è nato dal voler comprendere i meccanismi di azione dei detergenti sulla cute sana.
Settore ampiamente trattato dai dermatologi, ma anche di interesse infermieristico per le molteplici operazioni che richiedono un lavaggio (lavaggio sociale, lavaggio dei pazienti, preparazione pre operatoria etc.).
Nell´effettuare una ricerca sommaria della parola “DETERGENTE†da differenti fonti, è emerso che si utilizza principalmente con riferimento ai composti chimici per l´igiene della casa.
Mentre il ministero della salute, riporta la dicitura “Detergenti e Disinfettanti†in riferimento ai composti antibatterici.
Ma noi cosa intendiamo per detersione?
Per “Detersione†intendiamo l´insieme degli atti che servono per pulire la superficie corporea al fine di:
- Rimuovere lo sporco di derivazione ambientale,
- Ridurre l´eccesso di secrezione sebacea e sudoripara,
- Ridurre le cellule morte e la flora microbica residente.
Le azioni appena citate sono svolte dal detergente (sapone classico o in formulazione sydnet) formulato per avere un breve contatto con la cute, ma ripetuto nel tempo.
Quindi un detergente, qualunque sia la sua formulazione, agisce non solo sul film idrolipidico presente sulla cute, ma modifica anche le cariche elettriche cellulari, determinando un aumentata perdita d´acqua transepidermica (TEWL) e alterando quindi la permeabilità cutanea.
Una misurazione oggettiva è data dal grado di secchezza cutanea e dal grado d’irritazione che si può rilevare durante l’uso del detergente. Infatti dopo ogni lavaggio il ritorno alla normalità (equilibrio) si realizza in circa ½ ora; in caso di lavaggi frequenti o insufficiente risciacquo il ritorno alla normalità avviene dopo alcune ore.
Alcune formulazioni agiscono sulla cute fino a 18/24 ore (laurato di sodio) dopo il contatto con il detergente, penetrando in profondità .
Gli esempi appena citati, rappresentano gli effetti biofisici che le sostanze inducono sulla cute e che generalmente intuiamo, ma esistono anche degli effetti biochimici, meno noti ma altrettanto importanti perché aumentano la sintesi di DNA a livello dei cheratinociti, alterano la sintesi lipidica e agiscono sull´attività respiratoria della cellula aumentandola di circa 4 volte, causando l´incremento dell´ossigenasi citocromo P450.
Il film idrolipidico a protezione della nostra cute ha un Ph acido (5,5 in media) e lo spostamento temporaneo di tale valore, comporta l´alterazione del potere tampone della cute.
E’ stato dimostrato che i saponi dalla formulazione classica su base alcalina sono risultati più irritanti delle formulazioni sydnet poiché provocano un aumento del pH. (A.O. BAREL, R. LAMBRECHT, B.M.MORRISON ” May 2001)
Per noi è importante mantenere il ph acido, in quanto una variazione verso l´alcalinità , ci comporta un´esposizione della cute alle aggressioni dei batteri patogeni.
Tutto ciò premesso, ogni prodotto che noi utilizziamo sulla cute e sulle mucose ha un proprio potere irritativo e/o tossico se utilizzato in quantità tali da produrre delle alterazioni.
Comprendiamo bene che esistono delle limitazioni nel poter testare i detergenti perché verrebbe utilizzato un metodo invasivo, e quindi discutibile da un punto di vista etico.
Ciò che più ci interessa sono i test di irritazione cutanea perché ogni prodotto applicato topicamente, agisce sui comportamenti cellulari dallo strato corneo fino al derma.
Se il detergente ha potere irritante giunge alle cellule epidermiche vitali alterando l´integrità della membrana, la proliferazione, la differenziazione, l´attività del sistema enzimatico, rilasciando svariati mediatori solubili dell´infiammazione (dalle citochine agli eicosanoidi).
Un´irritazione nel derma provoca la vasodilatazione, con liberazione di ulteriori citochine che vanno ad amplificare la risposta infiammatoria.
I test di irritazione cutanea attualmente noti sono “i test di screening†che intervengono nelle prime fasi della formulazione del detergente. Permettono di valutare gli effetti sulla morfologia cellulare, sull´adesione sulla differenziazione, sulla vitalità , sull´integrità della membrana, sulla proliferazione. Inoltre studiano alcuni parametri del metabolismo cellulare, sul rilascio dei mediatori dell´infiammazione (citochine e acido arachidonico).
Per lo studio della vitalità cellulare si utilizzano metodiche spettrofotometriche oppure si usano dei coloranti vitali. Si può studiare la conta cellulare, la capacità di formare tra loro delle colonie e la stima del contenuto proteico. Mentre come danno di membrana si osserva il rilascio extracellulare di enzimi normalmente intracellulari come la latticodeidrogenasi o misurando il consumo cellulare di glucosio.
Uno studio dell’Agosto del 2003 (The irritation potential and reservoir effect of mild soap ” Marie Loaden, Izabela Buraczewska, Frederik Edlund) ha voluto dimostrare e quindi descrivere le possibili differenze di irritazione fornite da otto differenti saponi per pelli sensibili, evidenziando l’irritabilità data dai residui di surfattante sulla cute(fonte irritativa).
La capacità dei prodotti a produrre irritazione è stata determinata usando la tecnica convenzionale del “Patch Testâ€, mentre il trattenimento dei residui di surfactante, sulla cute, è stato effettuato tramite una metodologia sviluppata negli anni sessanta per identificare le sacche di corticosteroidi all’interno dello strato corneo. Tale metodo consiste nell’occlusione cutanea con alluminio , seguita da una valutazione da responso biologico. In questo caso, la cute osservata, è stata risciacquata con acqua ed occlusa.
Tale studio ha potuto dimostrare che: nonostante si trattasse di prodotti per pelli sensibili, si sono realizzate diverse risposte con considerevole effetto dannoso, oltre alla presenza di barriere indebolite dai residui del surfattante (noto per la capacità di produrre danni alla cute) dopo il risciacquo con sola acqua.
La deposizione del surfattante sulla superficie cutanea ed il relativo inglobamento nella cheratina può costituire un rischio ritardato, infatti può influenzare la composizione della barriera lipidica nello strato corneo e conseguentemente si ha la comparsa della secchezza.
Ripetuti danneggiamenti e modificazioni dello strato lipidico, comportano una vulnerabilità nella cute a successive irritazioni fino ad ottenere degli stati infiammatori e/o iperplasia dell´epidermide. Per giunta nelle dermatiti croniche, la guarigione cutanea può essere ritardata a causa della difficoltà di evitare il contatto con gli agenti irritativi.
Nella formulazione del detergente si eseguono dei test, che sviluppano una relazione quantitativa tra concentrazione della sostanza applicata e la risposta ottenuta.
Tali test sono finalizzati all’identificazione e all’inattivazione dei fattori nocivi esterni, che intervengono nella manifestazione delle dermatiti da contatto acute, risultante di un danno cutaneo causato in questo caso da fattori chimici.
Si potrà osservare rugosità , secchezza e screpolatura della pelle con maggiore evidenza dove lo strato corneo è più spesso (dorso). Altri caratteristiche sono il prurito, il rossore e una generica sensazione di fastidio.
Gli studi che negli ultimi decenni sono stati condotti, hanno dimostrato che esistono notevoli variazioni sulla tossicità dei saponi e sul loro grado di recare danno, principalmente causato dai surfattanti.
In misura maggiore sono coinvolti il “Solfato Laurito e il Solfato laurito ethoxilato†o “alkil sulfates†quali sostanze maggiormente nocive e quindi più irritanti. Inoltre gli studi hanno dimostrato che nonostante si proceda ad un risciacquo, residui di surfattante permangono sulla cute e sono sufficienti da procurare una disfunzione nella barriera cutanea.
Considerando che i prodotti per la pulizia personale, commercializzati come “delicati†o indicati per “l´igiene intimaâ€, mostrano differenze notevoli nel loro potenziale irritante possiamo provare a suggerire delle raccomandazioni rivolte sia all´uso diretto del detergente che all´uso improprio del contenitore.
Nei confronti della cute:
- Utilizzare per la pulizia della cute detergenti non aggressivi, a Ph neutro, preferibilmente senza conservanti, deodoranti, testati e tollerati, a cui bisogna alternare la sola acqua.
- Non diluire i detergenti direttamente in acqua (perché aumentano il pH e non sono risciacquabili) .
- Alcuni prodotti per la cura della pelle diminuiscono il potere d´azione dei disinfettanti (le emulsioni anioniche diminuiscono l´effetto dell´antisepsi cationici).
- Nel lavaggio sociale delle mani, alternare un sapone neutro all´antisettico (da usare prima di effettuare manovre particolari).
- Non utilizzare prodotti che non possano essere risciacquati.
Nei confronti del contenitore:
- Riportare la data di apertura delle confezioni. Si raccomanda l´uso nel più breve tempo possibile, perché le formule si destabilizzano col passare del tempo, con l´esposizione alla luce ed ai fattori ambientali.
- Preferire contenitori piccoli rispetto a quantità maggiori.
- Non travasare il prodotto da un contenitore all´altro per evitare la contaminazione dello stesso.
CONCLUSIONE
L´acqua rimane il principale elemento da usare per la detersione, non danneggia la cute, non ne altera il film idrolipidico, abbassa la carica batterica, non altera l´omeostasi cellulare, non provoca irritazione………
NON SI SONO MAI MANIFESTATE ALLERGIE ALL´ACQUA, MA SOLO ALLERGIE ALLA PULIZIA.
Bibliografia:
Introini, C. (1985) Il sapone ed il mercato dei prodotti dell´igiene personale. Cosmesi dermatologica I.
Singer, E.J. Pittz, E.P. (1985) Interaction of surfactant with epidermal tissues: biochemical and toxicological aspects.
Loden M, AC Anderson: Effect of topically Applied Lipds on Surfactant-irritated Skin, (1996).
www.product.Kompass.com
www.lapelle.it
www.digilander.libero.it
Rigano, Dell´Acqua et al. : una molecola Pluriefficente: La Trimetilglicina. (2003)
www.guidausofarmaci.it
www.dermoestetica.it
Ruggero, Monti “Manuale di Dermocosmetologia Medica†2002.
Monti, L´Ulcera cutanea. (Springer 2001).














Sono d’accordo con te, nell’evidenziare l’importanza della detersione preventiva della lesione, evitando complicazioni come: l’aumento dei tempi di guarigione, infezioni su tessuti infetti ed il conseguente aumento della sintomatologia dolorosa su pazienti già fragili per possibili patologie pre-esistenti.